Quanto costa un consulente finanziario autonomo (e quanto ti costa non averlo)
Quanto chiedo, e quanto stai già pagando
Quando si parla di consulente finanziario autonomo, la prima domanda è quasi sempre: «Quanto mi chiedi?»
È comprensibile, e la risposta la trovi qui sotto. Prima però ne metterei accanto un'altra: «Quanto mi sta già costando quello che ho adesso?»
Perché la maggior parte delle persone che mi contattano sta già pagando una cifra importante senza vederla: non arriva su nessun estratto conto, esce direttamente dai rendimenti, prima che i numeri compaiano da qualche parte.
I costi nascosti che stai già pagando
Il TER di un fondo è una stima parziale di quanto quel fondo ti costa.
Il costo reale include:
- Commissioni di gestione: la parte maggiore, quella dichiarata
- Commissioni di performance: quando il fondo va bene (e niente che torni indietro quando va male)
- Costi di transazione interni: quando il gestore compra e vende titoli dentro il fondo
- Commissioni di distribuzione: quelle che vanno alla rete che ti ha venduto il fondo
La somma reale è più alta del TER dichiarato, a volte di parecchio. Il numero che conta lo trovi nel rendiconto costi e oneri che la banca ti manda una volta l'anno: è lì che sono messe insieme tutte le voci. Se sul documento c'è scritto 0,75%, il costo vero può essere 1,4% o 1,8%: più del doppio!
La differenza non si vede, perché esce prima che i tuoi soldi tornino a casa.
Un esempio su 300.000 euro
Hai 300.000 euro in un portafoglio di fondi attivi. Il documento dice che il costo medio è 0,8% l'anno. Ma il costo reale, contando le retrocessioni e i costi nascosti, è più vicino all'1,9%.
L'1,1% di differenza su 300.000 euro vale 3.300 euro l'anno che non vedi. Su vent'anni, senza contare nessuna rivalutazione, sono 66.000 euro. Se nel frattempo il capitale cresce la cifra sale, ma di quanto dipende da quanto rendono i mercati, e quello non lo sa nessuno in anticipo.
Questi 3.300 euro l'anno non compaiono sul tuo estratto conto e non ti arriva nessuna fattura. Ci sono lo stesso, e li vedi soltanto nel rendimento più basso che porti a casa ogni anno rispetto a quello che potresti avere.
Quanto chiede un consulente autonomo (i numeri veri)
Le tariffe variano a seconda del tipo di lavoro e del patrimonio. Come punto di riferimento:
Consulenza una tantum
Da 500 euro più IVA, a seconda del portafoglio e del lavoro che serve. Senza soglia di patrimonio.
Parcella annua
Per patrimoni tra 200.000 e 500.000 euro: da 1.800 a 4.000 euro l'anno più IVA, secondo le fasce del listino.
Analisi iniziale
Gratuita. È il primo passo per capire se ha senso lavorare insieme.
Facciamo il conto per intero, con tutte le voci in chiaro. Su 300.000 euro un costo reale dell'1,9% vale 5.700 euro l'anno. Passando a un ETF più la mia parcella (0,2% + 0,9% + IVA, cioè l'1,30%) si arriva a 3.893 euro: circa 1.800 euro l'anno di differenza, IVA compresa.
Detta così sembra che la parcella si ripaghi da sola. Più esattamente: paghi meno di prima, e sai per cosa. In alcune situazioni il conto non torna, e in quei casi te lo dico nell'analisi.
Quando non conviene
Ci sono situazioni in cui un consulente autonomo non conviene, e tanto vale scriverle qui.
- Se cerchi un rapporto continuativo con meno di 200.000 euro da gestire. Il costo percentuale pesa troppo rispetto al beneficio concreto.
- Se la tua situazione finanziaria è già a posto. Non ti serve nessuno, e un buon consulente te lo dice subito invece di inventarsi un problema.
Questi due casi li riconosco nell'analisi iniziale gratuita. Se non sei nella fascia giusta per lavorare insieme, te lo dico io per primo.
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L'analisi è gratuita, e serve a vedere cosa stai pagando e quanto puoi recuperare.
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Michele Poletti